4 fattori per riconoscere una sviluppatrice TOP

Oggi voglio parlarti dei 4 fattori fondamentali che ogni stampatore deve assolutamente prendere in esame quando si trova a dover scegliere una nuova sviluppatrice per fotopolimeri, a prescindere dal tipo di lastre utilizzate: per stampa UV, base acqua o solvente.

Ho preparato questa mini-guida dopo innumerevoli chiamate ricevute da stampatori che non sapevano più dove sbattere la testa per risolvere le molte problematiche dei loro impianti di sviluppo. Ogni volta che tornavo a casa dopo uno di questi interventi, pensavo a quanto tempo, denaro e materiale tutte queste persone avrebbero potuto risparmiare se solo qualcuno avesse detto loro a che cosa fare attenzione nel momento di scegliere una nuova sviluppatrice. Finché non ho capito che quel qualcuno potevo essere io.
Sono dritte che ti aiuteranno ad evitare un acquisto sbagliato, quindi assicurati di scriverle dove le avrai sempre sotto gli occhi – su un post-it, su un promemoria di Outlook, sull’agenda, sullo smartphone.

Se preferisci impararle a memoria non fa differenza, l’importante è che tu le abbia bene in mente quando dovrai capire quale, tra le tante, è la sviluppatrice che fa davvero al caso tuo.

Fattore 1 – CONTROLLI ELETTRONICI E LAMPADE
Se lavori con una sviluppatrice di vecchia concezione, ti sarà capitato di iniziare la produzione quando la macchina non è pronta, ovvero quando le lampade sono ancora troppo fredde per una corretta esposizione. Proprio per evitare questo rischio, le macchine più all’avanguardia attualmente disponibili sul mercato sono dotate di una speciale configurazione con tutti i controlli elettronici, grazie ai quali puoi monitorare anche lo stato e la temperatura delle lampade. Con indicatori di funzionamento delle lampade, della temperatura, delle regolazioni e il segnalatore acustico di fine processo, i tempi delle valutazioni a “spanne” sono ufficialmente finiti e puoi impostare il tuo lavoro su un livello di precisione del tutto inedito.

Fattore 2 – IL VUOTO PERFETTO
Come ben sai, il vuoto è un passaggio molto delicato ma determinante nel processo di sviluppo. Basta una minima difformità per fare la differenza tra un lavoro ben fatto e un lavoro da rifare, e la maggior parte delle macchine ti costringe ad aspettare fino alla fine del processo per scoprirlo. Se stai per cambiare la tua vecchia sviluppatrice, dedica molta attenzione alle caratteristiche del vuoto! Come fai a capire se la macchina che hai davanti è progettata per consentire un vuoto perfetto? Innanzitutto cerca questo segno rivelatore: delle piccole scanalature che consentono una più agevole e completa fuoriuscita dell’aria. Altro indizio importante: lo spessore del telo diffusore. Assicurati che non sia troppo sottile, perché un telo leggero è più delicato e rende più difficile la perfetta creazione del vuoto. Ma se vuoi veramente accaparrarti una sviluppatrice TOP, sappi che ci sono modelli che arrivano addirittura ad avvisarti se il telo non è tirato a sufficienza. Non dovrai più restare col fiato sospeso per tutta la durata del processo in attesa di vedere se ti è andata bene o se, anche questa volta, ti toccherà buttare via tutto e ricominciare da capo. Gli scarti? Improvvisamente ridotti a ZERO.

Fattore 3 – LE SPAZZOLE
Se produci lastre di diverso spessore, saprai cosa significa dover svitare e impostare a mano il piano spazzole: un’agonia. Allenti da una parte, allenti la vite dall’altra ma non sono mai perfettamente parallele al primo colpo. Da una parte le spazzole toccano il cliché ma dall’altra no. E allora vai ancora di cacciavite come se non ci fosse un domani.
Esistono sviluppatrici che prevedono la regolazione automatica degli spessori: non devi fare altro che premere un pulsante, e lo spessore corretto della lastra da incidere si imposterà in automatico. Tutta un’altra vita, te lo assicuro.

Fattore 4 – L’APERTURA AUTOMATICA
Nelle aziende di oggi, i responsabili prestampa hanno spesso l’esigenza di allontanarsi dalla sviluppatrice per correre alla macchina da stampa, o rimangono a lungo impegnati al computer. Se sei tu quello che adesso corre avanti e indietro dalla produzione sai bene di cosa sto parlando. Se invece la tua responsabilità si estende all’intera azienda, avrai un tipo di ansia diverso: il mio operatore si sarà ricordato di controllare che le lastre non siano rimaste in ammollo a fine lavaggio?? In un caso o nell’altro, esiste una sviluppatrice in grado di eliminare al 100% il rischio di danneggiamento delle lastre per una permanenza eccessiva nell’acqua di lavaggio: macchine che consentono di inserire l’optional dell’apertura automatica, grazie al quale lo sportello del lavaggio si apre a fine ciclo, salvando le lastre dall’effetto salamoia. Un bel pensiero in meno, no?
Magari ora stai pensando: con le macchine in linea però non c’è bisogno dell’apertura automatica, le lastre escono da sole. Okay, visto che siamo in argomento apriamo pure una parentesi sulle macchine in linea. È vero, con queste macchine le lastre escono da sole a fine ciclo, ma quanto ci mettono e quanto spazio ti rubano?
E se vuoi ottimizzare inserendo una lastra in coda all’altra, dovrai comunque restare lì a seguire il processo… quindi che senso ha?
Le macchine in linea diventano utili di norma per chi lavora prevalentemente con formati difficili da maneggiare, i vari 90×120 piuttosto che 80×100. Se questo non è il tuo caso, ti consiglio di valutare bene la cosa.

Forse ora non te ne rendi conto, ma le informazioni che ho appena condiviso con te saranno il tuo alleato più prezioso quando dovrai districarti nella non facile scelta della tua nuova sviluppatrice. Concentrandoti su questi 4 fattori sarai subito in grado di individuare le macchine più all’avanguardia, evitando di portarti a casa una tecnologia già obsoleta che ti farà sputare sangue per colpa dei suoi limiti di progettazione.

Se desideri approfondire degli aspetti in particolare o hai domande specifiche, lascia un commento qui sotto e sarò lieto di risponderti personalmente!

Lascia un commento