Le pellicole hanno i minuti contati…

Quante volte ti è uscito questo… ma volevi ottenere ben altro?

Scommetto che hai perso il conto: ti sarà successo così spesso che ormai non ti stupisci più.

Ricavi la pellicola dalla tua vecchia fotounità e la metti nell’espositore. Una volta esposta la lastra sembra venuta bene, quindi la metti nel lavaggio e poi nel forno. Non vedi l’ora che il lavoro sia finito per andare avanti con la produzione, quando ecco che… ti accorgi che il cliché non va bene.
Sì, perché ovviamente quand’è che ti rendi conto dei risultati pessimi? Solo quando sei alla fine della lavorazione: lettere e retini sono sfuocati e indovina un po’ chi deve rifare tutto da capo?…
Hai la sviluppatrice davanti e per un momento ti viene la tentazione di piantarle un cacciavite proprio nel pannello di controllo!

Tutto quel tempo sprecato, cliché buttati via e sei di nuovo al punto di partenza.
E nel frattempo, i lavori si accumulano C’è di che trasformare un vegano in Hannibal Lecter.

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Per un attimo ti convinci che il problema potrebbe essere nella fotounità e chiami l’assistenza. Con quello che paghi, il minimo che possono fare è uscire per ripararla.
Il tecnico ti dice che non è colpa della fotounità. Ti dici: “Fortunatamente, anche questa volta la fotounità sembra salva”  (incroci le dita e “lunga vita alla vecchietta”!). Meno male: oltre a costare un occhio della testa, i ricambi non si trovano neanche più!
Scartata l’ipotesi fotounità, chiami quindi il tuo fornitore di lastre per cercare conforto.
Ma lui ha già capito tutto: è colpa della tua pellicola! Infatti, basta un test con un negativo diverso e guarda un po’?!
Le lastre vengono perfette al primo colpo.

Allora ti dici: “Ma la pellicola è sempre la stessa, con lo stesso codice! Com’è possibile?”
La verità è che le pellicole sono ormai introvabili, care come il fuoco, e la loro produzione non è più costante.
Sono proprio loro a trasformare l’esito dello sviluppo in una roulette russa, ma chi può permettersi di fare e rifare lo stesso lavoro un’infinità di volte finché non viene decentemente?

Chi ha tutto quel tempo e tutto quel materiale da buttare nel cestino?

Se hai la pazienza di un santo magari pensi che sia normale perdere tempo, sprecare soldi e materiale per rifare il cliché mille volte prima che venga come desideri.
Ma quelli che hai davanti sono i segnali di una catastrofe imminente: l’estinzione del sistema analogico.
Non serve essere Nostradamus per prevederlo.
Pensaci bene: ormai sono passati 20 anni dalla comparsa del digitale sul mercato e, come sempre accade, la tecnologia più avanzata sta per soppiantare completamente quella più obsoleta.
E’ solo questione di tempo, ma non ci sono dubbi su questo: se rimani legato all’analogico, presto ti resterà ben poco da fare.

Non esagero! Le pellicole con cui hai sempre lavorato stanno per sparire.

Hai capito bene: SPARIRE.
Parliamo delle pellicole come le intendiamo noi, quelle mattate, che consentono un perfetto vuoto con il fotopolimero e raggiungono un valore di densità del nero superiore a 4.0.
Come il mangianastri, il telex e la televisione in bianco e nero, tra non molto queste pellicole si trasformeranno in articoli da collezione per appassionati del vintage.
Presto ti ritroverai nell’impossibilità di reperire le pellicole, o di trovare qualcuno che possa fornirtele.
E fino a quel momento, dovrai fare i conti – letteralmente – con un costante aumento dei prezzi di pellicole sempre meno costanti. Perché quando la disponibilità di un prodotto sul mercato cala, i costi aumentano in maniera proporzionale e si è costretti a risparmiare, magari sulle materie prime… ecco da dove arrivano tutte quelle partite fallate.

Sia che tu produca le pellicole internamente, sia che tu le prenda da un service, sei seduto su una bomba ad orologeria e il timer sta già scorrendo!

Lo so, pensare al futuro in questi termini non è molto confortante, ma se vuoi avere una speranza di salvarti l’unico modo è guardare in faccia la realtà.

E ti dirò, se ci pensi bene non è che il presente sia poi così roseo. Quattro parole e vedrai che concordi subito con me: fotounità, chimici, telo diffusore.
Gestione e smaltimento dei chimici, manutenzione, ricambi.
Acido che va cambiato almeno una volta a settimana se vuoi avere un nero che sia nero e non grigio. Quanto al telo diffusore, c’è poco da dire. Non c’è operatore al mondo che non cominci a innervosirsi al solo pensiero: sudori freddi per trasportare la lastra in punta di piedi fino al cassetto, attacchi d’impazienza per fare il puzzle con i pezzetti di pellicola, litigate furibonde con il telo diffusore – lo srotoli lentamente per non far muovere le pellicole sulla lastra, ma ovviamente ce n’è almeno una che si sposta, quindi srotoli il telo e rifai l’operazione… poi togli le bolle, il telo si solleva ai lati,e giù di nuovo a srotolare e riarrotolare. Roba da far imprecare anche un monaco zen.

Ma puoi ancora intervenire per non ritrovarti dall’oggi al domani con le gomme a terra, nell’impossibilità di fornire i tuoi clienti. Il tempo stringe.

Se stampi con lastre flessografiche o tipografiche a banda stretta.
Se ti capita di non avere abbastanza lavori per riempire una lastra intera
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           … hai bisogno in prospettiva di abbassare i costi fissi [fotounità!]
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