Mini-guida per acquistare la giusta lavacliché

Quelli che ti rivelo oggi sono i 5 indizi che ti permetteranno di riconoscere al primo colpo la lavacliché che fa al caso tuo.

Trascrivili su un post-it che incolli sulla scrivania, salvali su una nota Evernote o segnali su un foglio di appunti Word.
L’importante è che tu li abbia bene in mente quando andrai a caccia nella giungla di lavacliché che sembrano tutte uguali.

Indizio # 1: LE SPAZZOLE
Esistono diversi tipi di spazzole, ma non tutte sono in grado di garantire una pulizia profonda e accurata. Lo sai meglio di me: quante volte ti capita di dover ripassare la lastra perché i retini sono ancora sporchi? Prendi la lastra, la scruti in controluce cercando di vedere se puoi archiviarla o se, anche questa volta, è necessario ripassarla più volte con un panno o in macchina. Sempre che una seconda passata sia sufficiente! A volte ti tocca persino metterla a bagno. Se pulisci a mano, c’è da diventare matti. E se hai una lavacliché ti chiedi: a che serve avere una lavacliché che non lava i cliché??
Il punto è che devi assicurarti che la macchina che andrai a scegliere abbia spazzole all’altezza del compito. Una lavacliché fatta bene è dotata di spazzole rotanti e traslanti con motori indipendenti. Questo significa che la velocità di ogni spazzola può essere regolata singolarmente per consentire da una parte la stesura omogenea del detergente, e dall’altra la rimozione ottimale di qualsiasi tipo di inchiostro.

Indizio # 2: FACILITA’ DI MANUTENZIONE
E’ arrivato il momento della manutenzione, e con un impianto ordinario cosa fai? Butti via una montagna di tempo che dovresti dedicare ad altro per lavorare di cacciavite come se non ci fosse un domani. Svita qua, smonta là, pulisci, svita ancora, smonta, rimonta… e mentre sei lì che sudi, ingoiando imprecazioni adatte al solo pubblico adulto, continui a pensare: questa lavacliché l’abbiamo comprata per alleggerire il lavoro e non per perdere tempo in operazioni di manutenzione ordinaria!! Niente panico, anche in questo caso l’alternativa esiste. Esiste un innovativo sistema, chiamato ESM (Easy Maintenance System), grazie al quale ogni parte della macchina è facilmente accessibile e sostituibile, in modo che gli operatori non debbano appunto passare ore e ore a fare i virtuosi del cacciavite.

Indizio # 3: IL RICIRCOLO
Spesso mi chiedono quanto dura il detergente, quante volte può essere riutilizzato. Se anche tu ti poni queste domande, la prima cosa che devi prendere in considerazione quando cerchi una buona lavacliché è la presenza di un ricircolo, di cui poi ovviamente dovrai esaminare le caratteristiche e il funzionamento. Tieni conto che le lavacliché migliori hanno 2 ricircoli. Ecco la situazione ideale:

Ricircolo detergente
Il ricircolo del detergente è situato in un’unità esterna, riscaldata e microfiltrata che garantisce un’azione pulente più efficace e una maggiore durata del detergente. Essendo un’unità esterna, il ricircolo potrà essere svuotato sul posto oppure spostato per il recupero o lo smaltimento del prodotto.

Ricircolo acqua
Anche in questo caso si trova in un’unità esterna per il filtraggio a circuito chiuso dell’acqua di risciacquo. Il carrello sottostante, dotato di ruote, agevola le operazioni di carico e scarico da parte dell’operatore e mantiene l’acqua pulita grazie ai filtri. Si ottengono così il pieno controllo dei consumi e un grande risparmio d’acqua, riducendo l’impatto ambientale.

Indizio # 4: IL DETERGENTE
Ricordi quando ti parlavo della frustrazione di vedere che la lastra non è venuta perfettamente pulita a fine lavaggio? Certamente una delle cause possono essere le spazzole, ma devi sempre ricordare che in un processo di pulizia sono due i protagonisti principali: le spazzole e il detergente.
Molti fornitori se ne lavano le mani – scusa il gioco di parole, ma visto il contesto era troppo azzeccato per non usarlo – ti vendono la lavacliché e al detergente ci devi pensare tu. Se gli chiedi consiglio, sono estremamente vaghi e in pratica ti fanno capire che va bene qualsiasi cosa (tanto a loro cosa cambia, una volta che ti hanno venduto la macchina?).
Poi però sei tu che ti trovi la lastra da lavare e rilavare cento volte, e piano piano cominci a capire che avere una buona lavacliché – premessa indispensabile – non basta: quello di cui hai bisogno è un sistema completo, che non può non tenere conto anche del detergente, che deve essere specifico. Se ci pensi, è una questione di buon senso: per essere efficace, un detergente deve essere fatto apposta per il tipo di inchiostri, di materiali e di macchina che usi tu. Come fa un prodotto generico ad essere ugualmente efficace per inchiostri base acqua, solvente, UV, colle, vernici… non può, punto. Per questo ti serve un esperto in grado di indirizzarti sul prodotto giusto, che ti garantisca la massima resa di lavaggio e ti permetta di evitare sprechi, allungando la vita del detergente per più cicli di lavaggio.

Indizio # 5: IL SISTEMA D’INGRESSO
Ti è mai capitato di incrociare le dita nel momento di inserire i cliché nella macchina, pregando perché non s’incastrino? Questo tipo di preoccupazione è una fonte di notevole stress, che però può essere evitata.
Esistono lavacliché dotate di un piano di ingresso progettato appositamente per l’inserimento di più cliché contemporaneamente, anche di diversa misura. Il piano di ingresso standard può essere associato ad un piano d’ingresso motorizzato lungo diversi metri che rappresenta una vera panacea per chi deve gestire grossi volumi o per chi non si può permettere di avere operatori fermi, anche per pochi minuti, davanti alla lavacliché. Il piano d’ingresso motorizzato consente infatti all’operatore di appoggiare semplicemente i cliché sul tappeto e tornare sulla macchina da stampa. Grazie a questo semplice accorgimento, l’operatore non dovrà fare altro che appoggiare le lastre sul convogliatore: ci penserà il tappeto a trasportarle automaticamente nel tunnel, da dove poi proseguiranno nel ciclo di lavaggio.

Questi sono i 5 parametri fondamentali che devi assolutamente prendere in considerazione se vuoi essere sicuro di portarti a casa un impianto che ti semplificherà la vita invece di una palla al piede che ti rallenterà e basta. Tutti gli altri fattori sono secondari. Ti chiedi in termini pratici quali sarebbero le conseguenze di avere una macchina che risponda a questi requisiti? Te lo dico subito:

– Pulizia precisa negli incavi dei retini
– Rigenerazione totale delle parti stampanti
– Risparmio di tempo ed energia da parte dell’operatore
– Maggiore efficienza in reparto
– Facilità di archiviazione dei cliché

L’ultimo consiglio che ti voglio dare prima di salutarti è di non cercare la velocità tra i vantaggi della tua nuova macchina. Abbiamo tutti poco tempo e mille cose da fare, per cui capisco benissimo la tua necessità di sbrigare il lavoro in fretta, ma non cadere in questo tranello: si sceglie una lavacliché per l’accuratezza e la precisione della pulizia, non per la velocità (che spesso implica un lavaggio approssimativo). Il buonsenso dice che la lastra deve uscire dalla macchina lavata, sciacquata e ben asciugata, ma la realtà ti dimostra che questo non succede proprio sempre, con qualunque lavacliché. Perché una lastra sia ben lavata è fondamentale un’adeguata spazzolatura, mentre per il risciacquo devi fare molta attenzione al tipo di filtri in dotazione: se non sono buoni, la sporcizia rimane nell’acqua di lavaggio e di conseguenza te la ritrovi sulla lastra a fine processo. E infine, assicurati che la tua nuova lavacliché sia in grado di asciugare bene le lastre, o finiranno per appiccicarsi, gonfiarsi e/o deteriorarsi. Insisto su questo punto perché ne ho viste fin troppe di macchine che non rispondono a questi requisiti. Sembra assurdo, ma è così.

Spero che questa mini-guida ti abbia fornito quegli strumenti che nessuno è disposto a darti per avere un’idea più chiara di quali caratteristiche rendano una lavacliché il massimo nella sua categoria.

 

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