Caratteri sbavati? Ecco perché si presentano

L’immagine a destra cattura un difetto di sviluppo davvero insidioso… Al primo sguardo non noti nulla, ma se osservi meglio i contorni dei caratteri ti accorgerai di un effetto indesiderato che possiamo chiamare sbavatura

Quando ottieni un cliche’ di questo tipo, puoi solo aspettarti di rifarlo un’infinità di volte finché non viene giusto. Come riuscire a evitare questo spreco di tempo e di materiale? Ecco di cosa parleremo oggi.

 

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Pelllicola mattata
bubba likes to appear out of thin air
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Pellicola NON mattata
bubba likes to appear out of thin air

Questo difetto si presenta purtroppo molto spesso tra gli stampatori che ancora si affidano al sistema analogico, e sono molti i clienti, ormai esasperati da continui rifacimenti, che mi mandano i loro cliche’ difettosi chiedendomi aiuto. È così che mi sono reso conto dell’entità del problema, e ho capito che bisognava fare qualcosa per arginarlo.

Sulla base delle domande che mi sono state poste durante il workshop “I 5 trucchi per ottenere il cliché perfetto”, ho creato questo articolo per aiutare gli stampatori a capire come mai questo problema si manifesta, in modo da evitare loro di perdere un’infinità di tempo e materiale in continui rifacimenti “alla cieca”.

Cosa succede quando ho una fotounità e uso una pellicola poco performante?

Succede che lo strato di gelatina che si appoggia sul fotopolimero è estremamente sottile e liscio per cui, in fase di sottovuoto, si appiccica al fotopolimero e l’aria rimane intrappolata tra pellicola e lastra di polimero.

Come si può riconoscere al primo sguardo una pellicola scadente? E’ chiara, fa passare la luce…?

Niente di tutto ciò. In effetti quello della pellicola chiara che non assicura prestazioni ottimali è un mito da sfatare. Oggi ci sono pellicole dotate di un filtro che impedisce il passaggio della luce ultravioletta.

Quindi, anche se la pellicola non è perfettamente nera o il grado di opacità è basso, la pellicola fa comunque il suo lavoro. Se vuoi cercare degli indizi visivi, l’unica cosa che devi guardare è la lucidità.

Riesci a colpo d’occhio a vedere se la pellicola ha una parte opaca? Sì?

Allora è una pellicola mattata, e sei salvo. Fai fatica a riconoscere al parte opaca e ti sembra che tutte e due le parti siano lucide?  

Campanello d’allarme! In questo caso hai in mano una pellicola non mattata e ti consiglio di metterla via subito se vuoi evitare di avere problemi con il polimero.

Aspetta, approfondiamo questo punto: perché una pellicola non mattata può essere un problema per il polimero?

Perché il fotopolimero in sé ha già una sua superficie tendenzialmente appiccicosa, per cui, quando facciamo il vuoto, la pellicola non mattata non si distende perfettamente. La parte che non si distende perfettamente trattiene dell’aria, che a sua volta fa sì che la pellicola rimanga sollevata rispetto al fotopolimero. 

A questo punto, che cosa succede quando accendo le lampade e la luce passa attraverso la pellicola? Succede che la luce non trova subito il fotopolimero, bensì un “cuscinetto” d’aria a causa del quale il carattere che ottieni non è nitido e ben definito, ma allargato, ingrossato nel punto in cui la pellicola non aderisce perfettamente.

Quindi sono queste bolle d’aria che interferiscono con la creazione del vuoto quando metto assieme il polimero e il negativo?

Esattamente.

Quale può essere la soluzione?

Una possibile soluzione sarebbe usare una stampante che ti permetta di fare il negativo, di usare materiali consoni alla creazione della matrice… sempre però con il toner giusto e la pellicola giusta. 

Ci tengo a precisarlo perché alcuni sono convinti di poter fare miracoli con stampanti laser, o addirittura a getto d’inchiostro, e poi ci restano male se non ottengono i risultati sperati. Ribadisco, ci sono stampanti che funzionano bene, ma bisogna sempre accertarsi di lavorare con i materiali giusti. 

Comunque questa soluzione può essere adatta per chi lavora con lineature basse, ad esempio per chi stampa nastri adesivi o deve creare maschio e femmina per il rilievo. Per tutte le altre applicazioni, l’unica soluzione definitiva è il CTP.

Ma c’è qualche trucco che può aiutarmi ad aggirare questo problema? Anche solo temporaneamente, in attesa di passare alla soluzione definitiva…

In effetti un trucco c’è, e l’ho condiviso con i partecipanti al workshop, che la sera sono tornati a casa entusiasti, con la consapevolezza di avere una marcia in più. Ma si trattava di un laboratorio a porte chiuse che ha coinvolto al massimo una decina di persone e, nonostante il successo dell’iniziativa, una parte di me non era ancora del tutto soddisfatta. Certo, si tratta di un segreto professionale che chiunque farebbe pagare a peso d’oro, ma il mio lavoro è portare soluzioni e ho sempre il desiderio di trasmettere le mie competenze ed esperienze al maggior numero di stampatori possibile.

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Cristiano Bottazzini

Responsabile Area Tecnica

"Da 20 anni, supporto i responsabili di produzione nella realizzazione di cliché perfetti per ottenere la giusta qualità in stampa. La mia specialità è analizzare le variabili e dimostrare i risultati ottenuti tramite strumentazione elettronica.
Oggi faccio quello che più mi piace...
porto SOLUZIONI !"

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